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Una spada rinvenuta a Magonza conserva una lama di 57,5 cm. Un’altra, recuperata dal Tamigi a Fulham, misura 56,3 cm secondo la scheda del British Museum, che descrive la spada priva di impugnatura. I numeri sembrano quasi uguali, ma le schede misurano elementi diversi. Anche a parità di misura, la lunghezza direbbe poco su una differenza visibile tra le lame: quanto si restringono prima di formare la punta.
L’hispaniensis ha in genere una lama più lunga delle forme imperiali qui messe a confronto. Il Mainz si riconosce dalla strozzatura centrale e dalla punta lunga. Il Fulham unisce una punta allungata a fili più diritti. Nel Pompei i fili corrono quasi paralleli fino a una punta più corta. Il contorno orienta l’identificazione. Il fodero, le misure e il luogo di ritrovamento permettono di verificarla.
Quattro profili e i loro caratteri distintivi
La parola latina gladius significa spada. Qui indica una famiglia di spade romane a doppio filo associate alla fanteria repubblicana e imperiale. La strozzatura è il restringimento nella parte centrale della lama. La punta comincia dove i fili convergono verso l’estremità. Confrontare la proporzione occupata da ciascun tratto dice più della sola lunghezza totale.
| Tipo | Forma della lama | Contesto di riferimento |
|---|---|---|
| Hispaniensis | Lama in genere più lunga, con strozzatura variabile e punta marcata. | Esercito romano repubblicano. |
| Mainz | Strozzatura evidente e punta allungata. | Inizio dell’Impero. Esemplare di Magonza. |
| Fulham | Fili più diritti di quelli di un Mainz tipico e punta lunga. | I secolo d.C. Esemplare del Tamigi. |
| Pompei | Fili quasi paralleli e punta triangolare relativamente corta. | Documentato nel I secolo d.C. Reperti in Italia e nelle province dell’Impero. |
L’hispaniensis e le sue origini iberiche
Nel libro VI delle Storie, Polibio descrive l’equipaggiamento degli hastati, un gruppo della fanteria romana repubblicana. Portavano accanto alla coscia destra una spada detta iberica. Polibio sottolinea l’efficacia della punta e di entrambi i fili. Il passo documenta il nome, il modo di portare l’arma e le qualità che le venivano attribuite. Per collegare il racconto a una forma di lama occorre esaminare i reperti.
Fernando Quesada Sanz ha confrontato spade della penisola iberica con esemplari repubblicani come quelli di Delo, in Grecia, e Šmihel, nell’odierna Slovenia. Ha proposto come antecedente una spada diritta celtiberica sviluppata da modelli gallici di La Tène. Il sistema di sospensione del fodero e le proporzioni della lama sostengono l’ipotesi. La falcata, con lama curva e un filo principale, ha un profilo diverso da quello dei reperti messi a confronto.
La seconda guerra punica, dal 218 a.C. al 201 a.C., offre un contesto plausibile per l’adozione. In uno studio pubblicato nel 2026, Connor Beattie sostiene che il modello possa essersi diffuso rapidamente negli eserciti romani durante la guerra. Analizza gli spostamenti di truppe e armi per spiegare come la spada abbia potuto raggiungere reparti che combattevano fuori dall’Hispania. Gli oggetti conservati sostengono il confronto tra gli esemplari. Il ritmo della diffusione e l’identità del primo reparto che adottò la spada restano aperti all’interpretazione.
Tre ritrovamenti per comprendere il gladio imperiale
Il tipo Mainz e la spada di Tiberio
La spada di Magonza, inventario 1866,0806.1, conserva una lama di ferro lunga 57,5 cm e larga 7 cm secondo il British Museum. In un Mainz tipico, i fili si avvicinano al centro, tornano ad allargarsi e poi convergono in una punta lunga. Questo andamento distingue il profilo meglio di una misura isolata.
Il fodero offre un altro genere di informazione. Il museo interpreta la scena come la presentazione simbolica delle vittorie di Tiberio ad Augusto. Da qui deriva il nome con cui la spada è conosciuta. La scena aiuta a leggere il messaggio della decorazione. Il contorno della lama permette il confronto con altri esemplari della stessa famiglia.
Fulham mette alla prova la classificazione
La spada di Fulham, inventario 1883,0407.1, proviene dal Tamigi. Conserva la lama e parti del fodero, tra cui una placca di bronzo con la lupa e i gemelli Romolo e Remo. Il British Museum riferisce che l’esame metallografico ha rivelato l’indurimento dei fili. Il motivo della placca riguarda il fodero. L’indurimento documenta il trattamento della lama.
La punta lunga avvicina l’esemplare al Mainz. I fili più diritti lo distinguono da un Mainz con strozzatura marcata. Il Trimontium Museum lo considera una variante della famiglia. Fulham e Mainz-Fulham possono quindi indicare lo stesso reperto in classificazioni diverse. Il luogo di ritrovamento nel fiume spiega il nome comune. La bottega e le circostanze in cui la spada finì nel Tamigi restano incerte.
Pompei dà il nome a un profilo attestato lontano dall’Italia
La spada di Pompei con numero d’inventario 5757, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, compare nel catalogo dei prestiti della mostra Legion con una lunghezza di 58,5 cm e una larghezza di 4,9 cm per l’oggetto. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. fissa un limite per la sua presenza in città. La spada potrebbe essere stata forgiata prima. La scheda lascia aperta anche la questione se la lunghezza indicata si riferisca esclusivamente alla lama.
Un altro esemplare, rinvenuto a Trimontium in Scozia, appartiene alla collezione dei National Museums Scotland. Il Trimontium Museum lo identifica come tipo Pompei. La lama del reperto X.FRA 138 misura circa 19,5 pollici, pari a 49,5 cm. Secondo il museo mantiene la sua larghezza fino a circa 7,6 cm dalla punta, anche se i bordi sono danneggiati. L’osservazione descrive un tratto preciso: i fili restano quasi paralleli per gran parte della lama prima di convergere. Lo stesso nome tipologico riunisce così oggetti rinvenuti a grande distanza tra loro.
Che cosa si può dedurre da una scheda archeologica
La misura dipende dalla parte conservata
La spada di Hod Hill, inventario 1892,0901.452, ha una lama di 43,5 cm e una lunghezza complessiva di 55,7 cm secondo il British Museum. Edwin Wood riporta la classificazione di Christian Miks, che assegna la lama al tipo Pompei. Le guarnizioni dell’elsa mostrano caratteri di tradizione locale. Il caso spiega perché una scheda possa classificare la lama e descrivere diversamente l’elsa.
Il fodero può conservare tracce del modo di portare la spada
Gli anelli, i rinforzi e la faccia decorata di un fodero aiutano a capire come fosse sospeso e quale parte restasse visibile. Polibio colloca la spada repubblicana a destra nell’equipaggiamento che descrive. L’osservazione riguarda i soldati del suo racconto. Per interpretare la posizione della spada in un rilievo di un’altra epoca occorre considerare anche la data, l’iscrizione e il resto dell’equipaggiamento.
I tipi si sovrappongono nel tempo
Le forme imperiali della tabella sono attestate nel I secolo d.C. Conviene quindi leggere le date come intervalli di datazione e confrontarle con le circostanze di ogni ritrovamento. Un deposito legato all’eruzione di Pompei offre un riferimento diverso da un oggetto recuperato dal letto di un fiume. In entrambi i casi, l’anno di fabbricazione può restare fuori dalla portata delle prove.
Il confronto più solido combina contorno, misura della parte conservata e contesto. La strozzatura distingue un Mainz tipico da un Pompei. Una punta lunga e fili più diritti avvicinano la lama al Fulham. Il contesto repubblicano e i paralleli iberici aiutano a interpretare l’hispaniensis. Se manca uno di questi indizi, l’identificazione può restare aperta. Per vedere come si interpretano oggi questi profili, esplora la collezione di repliche di gladi romani.
Fonti e riferimenti
- Polibio, Storie, VI, 23. Equipaggiamento degli hastati
- Fernando Quesada Sanz, Gladius hispaniensis: an archaeological view from Iberia (1997)
- Connor Beattie, A New Sword from Spain (2026)
- British Museum, spada di Tiberio
- British Museum, spada di Fulham
- British Museum, catalogo dei prestiti di Legion, reperto 5757
- Trimontium Museum, spada X.FRA 138
- British Museum, spada di Hod Hill
- Edwin Wood, tesi di dottorato, capitolo 4